Il Capitale Circolante sostiene lo sviluppo aziendale e consente ad ogni azienda di disporre della liquidità necessaria per finanziare le operazioni quotidiane.
Ottimizzare il capitale circolante significa gestire efficacemente le risorse finanziarie disponibili, garantendo che l’azienda disponga sempre dei fondi necessari per operare senza interruzioni, migliorando la liquidità, sostenendo lo sviluppo aziendale e incrementando la capacità di investimento.
Con l’introduzione del codice della crisi di impresa e dell’insolvenza (decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14) e l’obbligo di monitorare indicatori come il DSCR (Debt Service Coverage Ratio) e il Patrimonio Netto, la gestione del capitale circolante è diventata ancora più centrale. Questi indicatori sono fondamentali per valutare la salute finanziaria di un’azienda e la sua capacità di far fronte ai debiti. Un capitale circolante ben ottimizzato può migliorare significativamente questi indicatori, rafforzando la stabilità e la credibilità finanziaria dell’azienda.
Che cos’è il capitale circolante netto?
Il capitale circolante netto (CCN) è la differenza tra le attività correnti e le passività correnti di un’azienda. Le attività correnti includono crediti verso clienti, rimanenze, cassa, mentre le passività correnti comprendono debiti verso fornitori e altre obbligazioni a breve termine. Di conseguenza, un CCN positivo indica che l’azienda dispone di risorse sufficienti per coprire le sue passività a breve termine, garantendo così una maggiore stabilità finanziaria. Tali obiettivi sono raggiungili attraverso il miglioramento del processo di incasso delle fatture o, dall’altro lato, nel negoziare termini di pagamento più lunghi con i fornitori per liberare liquidità immediata. Inoltre, attraverso una politica di gestione efficace ed efficiente delle scorte, si riducono i costi di stoccaggio e i rischi di obsolescenza, migliorando ulteriormente il flusso di cassa.
Un miglioramento nella gestione del capitale circolante si traduce, quindi, in un aumento dei saldi di cassa che, a sua volta, porta a numerosi vantaggi, tra i quali:
- Riduzione della dipendenza dal capitale esterno (banche e finanziamento soci);
- Finanziamento della crescita aziendale (ad es. sviluppo marketing);
- Rafforzamento dei principali indici di bilancio (EBITDA);
Il rischio maggiore, nella gestione del capitale circolante è quello di incorrere in oneri finanziari (costi per interessi) e mettere a repentaglio il flusso di cassa aziendale per finanziare il credito gratuito esteso ai clienti. Il factoring o l’utilizzo di strumenti commerciali come lettere di credito o garanzie bancarie può aiutare a garantire il pagamento del cliente, permettendo di estendere termini di pagamento più generosi senza aumentare il rischio.
L’ottimizzazione dei debiti (conti fornitori) è un altro elemento chiave nella gestione del capitale circolante. L’obiettivo principale è ritardare il pagamento delle fatture dei fornitori per massimizzare il flusso di cassa. Tuttavia, il rischio maggiore in questa strategia è l’erosione delle relazioni con i fornitori, che potrebbe portare a termini di pagamento più onerosi, tempi di consegna più lunghi, tempi di elaborazione più lenti o ritardi nella risoluzione dei difetti.
Il CCN è, pertanto, strettamente correlato al fabbisogno finanziario perché un’azienda con un CCN positivo avrà meno bisogno di finanziamenti esterni per coprire le proprie operazioni quotidiane. Al contrario, un’azienda con un CCN negativo potrebbe dover ricorrere a finanziamenti a breve termine per far fronte alle proprie esigenze operative. Il tema del fabbisogno finanziario, può innescare situazioni in cui l’imprenditore possa far ricorso a forme di finanziamento a breve termine per finanziare investimenti in attrezzature o macchinari (investimenti a medio/lungo termine), oppure fare ricorso a forme di finanziamento a lungo termine per finanziarie investimenti in scorte, e più in generale l’attivo corrente, con il rischio in quest’ultimo caso che l’attività di impresa, dopo una prima fase di ossigenazione, non sia poi in grado di generare flussi di cassa sufficienti per rimborsare il debito a medio-lungo termine. Un esempio tipico in tal senso lo si può rinvenire nelle misure d’aiuto previste dal Fondo 662/96 attraverso il rilascio di garanzie volte a consentire il finanziamento delle scorte o del circolante, soprattutto nel periodo pandemico.
Ovviamente, il capitale circolante netto può essere (spesso lo è) un indice rappresentativo di valori poco veritieri, in quanto composto essenzialmente da crediti inesigibili o in sofferenza e da un magazzino stagnante o “gonfiato”. In tali casi, il CCN assume falsi valori positivi che si potrebbero trasformare in valori positivi prospettici, a seguito di un’accurata analisi economica e reddituale dell’impresa. A parere di chi scrive, per migliorare l’accuratezza di tali attività di analisi, necessarie per determinare la bontà dell’indice CCN (crediti, scorte, debiti, fisco) sarebbe necessario andare oltre il dato di bilancio ed effettuare gli approfondimenti necessari (tramite interviste specifiche, acquisizione di partitari contabili ma anche verifiche fisiche giacenze di magazzino e dei processi aziendali) per inquadrare correttamente lo stato di salute di un’azienda.