La Corte di Cassazione Civile, con la sentenza n. 18838 del 10 luglio 2025, fornisce chiarimenti di rilievo in materia di mutui bancari, affrontando le questioni dell’usura sopravvenuta e della trasparenza delle modalità di rimborso, confermando orientamenti già consolidati dalle Sezioni Unite. La Corte ha ribadito che la validità della clausola sugli interessi va valutata al momento della stipula del mutuo e che, se il tasso iniziale è conforme ai limiti di legge, eventuali oscillazioni successive del tasso soglia non determinano nullità del contratto. L’usura sopravvenuta può assumere rilevanza solo in presenza di un reale e grave squilibrio economico, attraverso strumenti quali l’eccessiva onerosità sopravvenuta o il principio di correttezza nella riscossione degli interessi, senza che costituisca motivo automatico di annullamento.
Sul fronte della trasparenza, la Corte ha precisato che la mancata indicazione della modalità di ammortamento “alla francese” e del regime di capitalizzazione non invalida il mutuo, a condizione che siano indicati tutti gli elementi essenziali: importo erogato, durata, tassi, numero e composizione delle rate. Il piano di ammortamento può essere allegato al contratto o fornito separatamente, purché reso consultabile dal mutuatario, garantendo così trasparenza sostanziale senza che eventuali omissioni formali comportino la nullità del contratto. Già le Sezioni Unite, con la sentenza n. 15130 del 2024, avevano affermato che nei mutui a tasso fisso con rimborso alla francese di tipo standardizzato tradizionale la mancata indicazione del piano o del regime di capitalizzazione composto degli interessi non costituisce causa di nullità parziale, né per indeterminatezza o indeterminabilità dell’oggetto, né per violazione della normativa sulla trasparenza delle condizioni contrattuali o dei rapporti tra istituti di credito e clienti. La pronuncia del 2025 conferma e rafforza questo orientamento, privilegiando la sostanza economica rispetto alle formalità.
Sul piano pratico, la sentenza garantisce alle banche maggiore certezza giuridica e stabilità contrattuale, anche in presenza di fluttuazioni dei tassi, mentre ai mutuatari offre strumenti di tutela mirati, senza ricorso automatico alla nullità. Nel complesso, entrambe le pronunce consolidano un principio chiave: la trasparenza sostanziale, la tutela proporzionata e la prevalenza della sostanza economica sulle formalità, assicurando chiarezza, equilibrio e fiducia reciproca nei rapporti di credito e stabilità all’intero sistema creditizio.
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